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lunedì 27 settembre 2010

Farmaci Antidepressivi, Bluff delle case farmaceutiche

Farmaci Anti-Depressivi: che bluff!

L'imperatore è nudo: parola di Irving Kirsch, professore al Department of Psychology dell'Università di Hull, in Gran Bretagna, e docente emerito dell'Università del Connecticut.
Che ha pubblicato diversi studi per dire che quei farmaci che dovrebbero aiutare a sconfiggere il male di vivere, al contrario, non fanno nulla.

Per dimostrarlo, Kirsch si è avvalso del Freedom of Information Act, la legge statunitense che tutela il diritto di accesso alle informazioni di interesse pubblico.

E ha costretto l'Fda a tirare fuori dai cassetti ciò che, altrimenti, non sarebbe mai diventato di dominio pubblico, ossia i dati in base ai quali erano stati approvati sei tra gli antidepressivi più venduti, e cioè
citalopram (elopram e altri), fluoxetina (prozac e altri), nefazodone (reseril, ritirato per danni epatici), paroxetina (seroxat e altri), sertralina (zoloft e altri), venlafaxina (efexor e altri).


Agli studi di Kirch ha dato spazio, negli anni, una delle pochissime riviste italiane non finanziate da aziende, Psicoterapia e scienze umane.

Paolo Migone, che ne è il condirettore, in un articolo dedicato alla vicenda degli antidepressivi scrive, tra l'altro:"I risultati che hanno messo in evidenza la straordinaria importanza dell'effetto placebo non devono essere ignorati, perché fanno riflettere sulla vera natura della psichiatria. In fondo, si può dire che la psicoterapia sia la disciplina che ha cercato di studiare, scomporre e utilizzare al meglio l'onnipresente effetto placebo".

Kirsch ha così dimostrato che, in 47 studi clinici controllati, in gran parte sponsorizzati dalle industrie produttrici, solo il 10-20% dei pazienti avverte un beneficio dovuto effettivamente all'azione farmacologica della molecola, mentre l'80-90% dei depressi si sente meglio grazie al placebo.

E aggiunge: tutti lo sanno, ma tutti continuano a sostenere le pillole della felicità. :nooooo:

Per questo ha voluto intitolare un suo articolo I farmaci nuovi dell'imperatore: la disintegrazione del mito degli antidepressivi.

Un mito che oggi vacilla sotto l'autorità di un grande studio pubblicato su Jama che sostiene chiaramente l'inutilità di questi farmaci in chiunque non sia depresso in maniera molto grave.

La ricerca si basa sui dati ottenuti sulle 160 mila donne partecipanti alla Women's Health Initiative, così come quella che dimostra come gli antidepressivi nelle donne in menopausa aumentino il rischio di ictus e morte (dati pubblicati sugli Archives of Internal Medicine).

Un colpo fatale, che arriva dopo anni di polemiche su quanto l'uso intenso di questi farmaci aumenti il
rischio di suicidio.

Come è stato possibile? :eh?:

Come ha affermato il Professor Kirsch: " Molti dati sono stati nascosti, per coprire la scarsa efficacia, con atteggiamenti ambigui, quando non conniventi, degli enti regolatori per farmaci sostenuti da imponenti campagne pubblicitarie. Ci si muove su un terreno scivoloso. Nelle sperimentazioni, i malati che assumono questi farmaci spesso migliorano; tuttavia, ciò che non si è detto per anni è che anche i pazienti trattati col placebo migliorano all'incirca allo stesso modo. In altre parole, i farmaci funzionano non grazie al loro meccanismo d'azione, bensì all'effetto placebo, ma questa verità è stata taciuta per anni. Nella pratica clinica, d'altro canto, se un depresso migliora, il medico non ha alcun modo per stabilire perché ciò accade. E quindi, spesso, pensa sia a causa del farmaco e continua a darlo".

Le informazioni più rilevanti sono state tenute nascoste per decenni, anche se tutti gli specialisti erano a conoscenza di quello che è stato in seguito pubblicamente e senza vergogna definito "il piccolo sporco segreto".

Oggi che il segreto è stato svelato, la criticità vera riguarda i meccanismi di approvazione dei farmaci e, soprattutto, la possibilità che ancora oggi hanno le aziende di tenere nascosti i dati non favorevoli. I governi e le autorità devono da una parte obbligare le aziende a tirare fuori tutti i risultati, positivi e negativi, e dall'altra condurre propri studi, indipendenti, per verificare quanto affermato ma, soprattutto, per cercare altre cure.
Le agenzie di controllo non dovrebbero in alcun modo essere finanziate dalle aziende su cui devono esprimersi.

Per quanto riguarda il ruolo degli antidepressivi, iniziano a esserci timidi segnali di cambiamento, via via che vengono pubblicati nuovi risultati: per esempio, un recente sondaggio condotto in Gran Bretagna ha mostrato che il 44% degli specialisti incomincia a considerare alternative a questi medicinali.

Tuttavia non bisogna illudersi, i consumi sono ancora in aumento, e molti medici li prescrivono subito, come primo approccio a depressioni anche lievi, mentre nella stragrande maggioranza dei casi dovrebbero essere considerati come l'ultima spiaggia, e usati solo dopo che tutte le altre cure hanno fallito.

Ma perché gli anti-depressivi sono stati tanto amati, dai medici in primo luogo?
"Negli ultimi vent'anni ci hanno raccontato che tutto era dovuto alla serotonina.
Ma i dati genetici e di laboratorio dimostrano che non è così. Così come lo dimostra il fatto che esistono antidepressivi che aumentano la serotonina (come la fluoxetina), altri che la diminuiscono (come la tianepina) e altri che non hanno alcun influenza su di essa, e il loro effetto è identico. Perché la serotonina non c'entra: ciò che funziona èl'effetto placebo".

I dati degli ultimi anni dimostrano che la psicoterapia, soprattutto quella di tipo cognitivo-comportamentale, è l'alternativa migliore ai farmaci. Infatti, anche se i benefici immediati possono essere analoghi a quelli ottenibili con gli antidepressivi, quelli a lungo termine sono molto più consistenti e stabili.
Sappiamo che la maggior parte dei depressi trattati con i farmaci è destinato prima o poi a ricadere, ma la psicoterapia dimezza tale rischio. Inoltre, anche se i suoi costi iniziali possono essere superiori a quelli di un protocollo farmacologico, molti dati dimostrano che negli anni è costo-efficace e più economica rispetto agli antidepressivi.
Ad essa poi si può aggiungere la lettura di alcuni libri scritti da specialisti. In commercio se ne trovano diversi, incentrati su aspetti differenti quali il perseguimento di attività gradite, il rafforzamento delle relazioni sociali, la percezione di sé e così via, che anch'io consiglio sovente ai miei pazienti; riconosco che il ricorso ai libri potrebbe sembrare una soluzione semplicistica e inadeguata, ma ci sono ormai diversi studi che dimostrano che alcuni testi, da soli o in aggiunta alla psicoterapia, hanno un'efficacia ancora misurabile dopo tre anni, soprattutto quando la depressione non è troppo grave.

L'attività fisica ha, pertanto, un ruolo fondamentale e spesso sottovalutato nella cura delle depressioni.

Molti studi lo hanno rilevato, mentre altri hanno messo a confronto l'efficacia di vari tipi di esercizi con quella delle diverse psicoterapie e dei farmaci, e altri ancora hanno provato a sommare l'effetto degli uni e degli altri. Il risultato, così come emerso in alcune rassegne di studi, è sempre lo stesso: lo sport aiuta a controllare le depressioni lievi, e la sua efficacia è paragonabile a quella delle terapie psicologiche o farmacologiche, soprattutto sul lungo periodo. Da queste ricerche, inoltre, sono emersi risultati sorprendenti. Per prima cosa le ricerche hanno rilevato che l'esercizio fisico ancora funziona meglio sulle depressione medio-gravi che su quelle più lievi.

E hanno visto che gli effetti benefici dello sport sono duraturi e, anzi, aumentano nel tempo, se il depresso è costante nello svolgimento dell'attività scelta, che deve consistere in media in venti minuti di allenamento tre volte alla settimana.

Sul perché lo sport faccia così bene, per ora ci sono solo teorie: probabilmente in gran parte è dovuto al rilascio di endorfine.

Comunque, anche se tutto causato dall'effetto placebo, per convincersi di quanto lo sport sia positivo basta confrontare i suoi effetti collaterali con quelli dei farmaci. Con questi ultimi il depresso va incontro a disfunzioni sessuali, nausea, vomito, insonnia, convulsioni, diarrea, cefalea, rischio di pensieri suicidi e sonnolenza.

Con lo sport si ha la possibilità di mettere sotto controllo il proprio colesterolo, di perdere il peso in eccesso, di dormire meglio, di avere un miglioramento della libido, del tono muscolare, della funzionalità cardiaca e vascolare e, in definitiva, di vedere la propria aspettativa di vita allungarsi.

Non resta che dire: "potendo scegliere, quale dei due effetti placebo preferireste?"

Articolo Originale di
Agnese Codignola


mercoledì 22 settembre 2010

11 Settembre le verità nascoste


Molto interessante l'attività di tanti gruppi che vogliono sapere la verità sugli attentanti alle torri gemelle del 11 settembre 2001.
I misteri e la verità ancora non sono venuti a galla, ma in internet ed in molte trasmissioni usa i dibattiti non mancano come questo video che trovate su youtube a questo indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=e4VXNmqT1PQ dal titolo September Clues, undici video che analizzano come i 'massmedia americani' abbiano manipolato le informazioni con tanti punti interrogativi che rimangono... Il Perche?
Buona Visione

mercoledì 28 luglio 2010

2012 secondo Nasa


ECCO L'ARTICOLO PUBBLICATO DALLA NASA SCIENCE NEWS


Secondo la Nasa, le nostre reti informatiche e quelle elettriche potrebbe essere distrutte dal picco di attività solare previsto per i prossimi anni. A Washington, non a caso si è aperto il Forum sul Clima Solare promosso dalla Nasa in cui protagonista sarà proprio il picco di attività stellare. Secondo Richard Fisher, scienziato della Nasa «la nostra società tecnologica ha sviluppato una sensibilità alle tempeste solari senza precedenti». Siamo, infatti, dipendenti dalle apparecchiature elettroniche. L’onda di particelle, tra i suoi effetti, potrebbe sortire anche quello di mandare in tilt i nostri satelliti. Potremmo, nell’arco di poco tempo restare al buio, senza energia elettrica e comunicazioni. «Il primo segno di pericolo verrebbe quando le radiazioni iniziassero a disturbare segnali radio e dispositivi GPS.
Dieci o venti minuti dopo, i satelliti commerciali che trasmettono conversazioni telefoniche, TV ed informazioni di ogni genere sarebbero praticamente spazzati via», ha detto Tom Bogdan, scienziato che ha modello matematico per rappresentare quello che potrebbe accadere.
Poco dopo sarebbe la volta di tutte le linee elettriche. Le radiazioni sarebbero in grado di indurre corrente sulle linee elettriche ad alto voltaggio. Il che porterebbe alla distruzione «praticamente di tutti i trasformatori sul pianeta». Il tutto, accadrebbe simultaneamente ovunque.
Come sottolinea Fisher, “il sole si sta risvegliando da un profondo sonno, ed entro pochi anni ci aspettiamo di vedere livelli molto più elevati di attività solare”. La National Academy of Sciences aveva già affrontato il problema due anni fa in un rapporto intitolato “Gravi eventi legati al tempo solare – Conseguenze sociali ed economiche”. Il documento osservava come le persone del 21esimo secolo fanno affidamento sui sistemi hi-tech per le attività fondamentali della loro vita quotidiana. Le reti di energia elettrica, la navigazione Gps, i viaggi aerei, i servizi finanziari e le comunicazioni radio d’emergenza possono essere spazzate via da un’intensa attività solare.
fonti: Il Sussidiario

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